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09/01/21

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Un mondo senza contanti è

possibile?

La tradizione ci dice che la prima moneta della storia è stata coniata in una colonia greca

dell’Asia minore nel VII secolo a.C. e il suo valore corrispondeva a quello dei metalli di cui era composta (in quel caso, una lega naturale di oro e argento nota come elettro). La prima effige immortalata su una moneta è stata quella di Poseidone, dio del mare nell’antica Grecia, mentre il primo pezzo di carta identificabile come banconota sarebbe arrivato dalla Cina solo ottocento anni dopo Cristo e serviva come assicurazione per l’eventuale furto di metalli preziosi.

 

Gli economisti e i numismatici (coloro che studiano la scienza e la storia della moneta) concordano nel non definirla “una scoperta”, dal momento che questa è stata la conclusione naturale di un lungo processo di ricerca di un mezzo che potesse soddisfare esigenze diverse, e costituire un controvalore per oggetti di varia natura. Un processo che non è mai terminato, almeno a giudicare dal contenuto dei nostri portafogli, ancora oggi pieni di monete e banconote.

Vi siete mai chiesti come mai uno strumento introdotto oltre duemilasettecento anni fa sia ancora così attuale e necessario? O, in caso contrario, se sia possibile farne a meno, abolendo il contante nella sua forma fisica e affidandosi completamente ai pagamenti elettronici e digitali? 

In entrambi i casi, benvenuti alla

seconda edizione di Prisma.

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Nel caso fossi di fretta

  • L’Italia è tra i Paesi più affezionati al contante dell’Eurozona, ma secondo diversi studi abolire la moneta fisica aiuterebbe la lotta alla criminalità e all’evasione fiscale

  • Perché abolirlo? Chi spinge per l’abolizione del contante sostiene che il denaro fisico comporti costi maggiori e sia anche meno pratico e igienico (argomento estremamente attuale)

  • Perché tenerlo? I contrari all’abolizione del contante puntano invece sul valore affettivo che monete e banconote possono avere per una popolazione mediamente anziana e sulla contrazione che un simile cambiamento avrebbe sui consumi

«Il mondo va verso l'eliminazione del contante, i cui limiti sono solo passaggi intermedi. L'abbandono progressivo del contante, con la conseguente emersione dell'economia sommersa e la riduzione del tax gap, rappresenta la premessa per la modernizzazione del Paese, ma anche uno stimolo all'innovazione e all'economia digitale».

«Dal punto di vista concorrenziale è estremamente allettante poter utilizzare il contante, soprattutto per soggetti esteri che vengono a comprare in Italia. E poi non è detto che l’utilizzo del contante porti necessariamente al nero».

 
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Le nostre interviste

Per capire meglio i termini della contesa abbiamo chiamato in causa Lorenzo Tavazzi, responsabile della community Cashless Society (piattaforma per la produzione di idee e contenuti sui pagamenti elettronici) e Alberto Manelli, docente di Finanza aziendale presso l’Università delle Marche.

Manelli, perché pensa che un’economia senza contanti non sia auspicabile?

Alberto Manelli
00:00 / 05:11

Tavazzi, può dirci quali sarebbero i vantaggi di un’economia cashless?

Lorenzo Tavazzi
00:00 / 05:45
 
 

Perché abolirlo?

L’Italia è tra i Paesi più affezionati al contante dell’Eurozona, secondo un report della Banca Centrale Europea, con l’82% delle transazioni che avviene con denaro fisico.

Nell'immagine:  % di pagamenti in contanti sul totale delle transazioni

 

 

Il governo Conte bis ha intrapreso un percorso politico che mira a disincentivare l’uso del contante – attraverso l’abbassamento a 2 mila euro del tetto per le transazioni cash che diventerà mille dal 1 gennaio 2022 – e a incentivare l’utilizzo di pagamenti elettronici, come nel caso del “Piano Italia Cashless”, che dallo scorso 8 dicembre consente di recuperare il 10% della spesa fino a un massimo di 1.500 euro.  L’obiettivo dichiarato del governo è quello di combattere l’evasione fiscale, così da «pagare tutti e pagare meno» spiegava a maggio il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. 

 

A sostegno della tesi governativa esistono diversi studi, che indicano come alcune attività criminali risentirebbero non poco della stretta sui contanti (scippi, rapine, spaccio di droga e sfruttamento prostituzione), mentre gli esperimenti di un’economia cashless in Nigeria e India hanno mostrato effetti positivi sulla modernizzazione dell’apparato statale e sulla crescita economica. Si tratta però di esperienze che risentono del contesto socio-culturale di riferimento e per questo ha poco senso azzardare paragoni con l’Italia. 

 

Un approccio volto a limitare l’utilizzo del contante porterebbe benefici anche in termini di lotta all’evasione fiscale, come sottolinea l’Osservatorio sui conti pubblici dell’università Cattolica di Milano, che cita il caso positivo dei 2,6 miliardi di euro di gettito recuperati dalla Corea del Sud nel 1999 grazie all’introduzione di incentivi fiscali per i pagamenti elettronici. Attualmente, secondo le stime Istat, l’economia informale e sommersa in Italia vale attorno ai 211 miliardi di euro l’anno, di cui 110 miliardi di mancate entrate relative all’evasione fiscale.

 

Un altro fattore pro-abolizione: il costo del denaro. Secondo un recente report pubblicato dalla Banca d’Italia, il nostro Paese spende ogni anno 7,4 miliardi di euro per produrre denaro contante (lo 0,44 per cento del Pil), mentre gli strumenti di pagamento elettronico costano in tutto 1,9 miliardi (lo 0,1 per cento del Pil). L’abolizione del contante, idealmente produrrebbe dunque un risparmio non indifferente per le casse dello stato.

 

L’ultimo aspetto positivo per l’abolizione del contante è anche il più pratico. Il 2020 è stato l’anno che più di tutti ha cambiato le nostre vite e l’emergenza sanitaria globale ha modificato molte delle nostre abitudini quotidiani. Il denaro fisico è poco igienico: passando di mano in mano diventa potenzialmente veicolo di contagio. L’inizio della campagna di vaccinazione contro la Covid-19 può indurci a un cauto ottimismo, ma non sappiamo se e quando le nostre vite torneranno come prima: eliminando le transazioni fisiche, elimineremmo anche un possibile rischio per la salute pubblica.

Perché non abolirlo?

Monete e banconote fanno parte delle nostre società da tempo immemore, rappresentano uno strumento mediamente meno comodo rispetto ai pagamenti elettronici (basti pensare al peso delle monete e alla necessità di utilizzare portafogli) e molto meno sicuro dal punto di vista sanitario. Eppure noi esseri umani amiamo il contante. 

 

Secondo uno studio della Bundesbank (la Banca Centrale tedesca) i consumatori preferiscono avere a che fare con le banconote per due motivi: una  questione tattile (il denaro di carta dà l’impressione di maneggiare un oggetto di valore, al contrario degli strumenti di pagamento elettronico) e di controllo (la disponibilità diretta di denaro è associata al sentimento positivo di dominare le proprie finanze). 

 

La fascia più anziana della popolazione, inoltre, è decisamente non avvezza a carte di credito e di debito, viste come potenziali strumenti di sottrazione dei dati bancari. Per questo, secondo Bankitalia, il 43% dei pensionati fa la spesa in contanti (contro il 37% dei non pensionati) e oltre 272 mila over 65 preferiscono riscuotere la pensione in denaro fisico (l’1,9% della popolazione in età avanzata). Abolire il contante significherebbe tagliare fuori dalla vita economica del Paese un’intera generazione, nonché la fascia più debole e bisognosa. Come spiega a Repubblica Alberto Franco, docente a contratto di Diritto Tributario presso l’Università di Torino, tutto ciò rischierebbe di deprimere i consumi, trasformandosi in un boomerang per l’economia nazionale.  

 

Un altro argomento forte contro l’abolizione del contante ha a che fare con un’altra delle fasce più deboli della popolazione: i lavoratori in nero (almeno nei casi in cui l’assenza di garanzie contrattuali rappresenta un obbligo e non una scelta). In Italia sono 3,3 milioni i lavoratori in nero, una dinamica che oltre a sottrarre al fisco 42,6 miliardi (dati della CGA di Mestre relativi al 2019), incide direttamente sulle vite di persone sfruttate e costrette a posizioni di ricatto. La totale eliminazione del contante significherebbe per molti di loro perdere l’unica fonte di reddito (è il caso dei braccianti irregolari e delle vittime dello sfruttamento della prostituzione), senza la possibilità di accedere alle misure di sostegno messe a disposizione dal nostro sistema di welfare, in quanto nella maggior parte dei casi cittadini irregolari sul suolo italiano. A risentirne sarebbero anche i piccoli imprenditori che, senza poter fare grandi investimenti e scontando il notevole digital divide esistente in Italia, si ritroverebbero a dover gestire una transizione digitale fuori dalla loro portata, che richiederebbe un utilizzo consapevole della rete internet e di strumenti di pagamento via smartphone. Questa argomentazione è valida solo nel caso di una eliminazione radicale del denaro fisico e non, com’è nelle intenzioni dell’esecutivo, di un graduale incremento dei pagamenti elettronici da raggiungere attraverso un sistema di incentivi.

 

L’ultima ripercussione negativa di un’economia senza contante è quella derivante da una minore privacy. Se tracciare i pagamenti potrebbe avere effetti positivi nella lotta all’evasione fiscale, i nostri comportamenti di consumo sarebbero alla luce del sole. In questo caso si tratta di una scelta puramente personale: a quanta parte di libertà siamo disposti a rinunciare per progredire?

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In conclusione

Come abbiamo visto, esistono argomenti molto validi sia a favore che contro l’abolizione del contante. I maggiori benefici di un’economia senza denaro fisico hanno a che fare con l’idea di Paese che vogliamo essere: un Paese digitale, amante dell’innovazione, che predilige la trasparenza e l’accountability. Le ragioni per continuare a usare il contante sono invece quelle relative al Paese che siamo e con cui dobbiamo necessariamente fare i conti: un Paese mediamente anziano, con visibili disuguaglianze e con un gap tecnologico considerevole. La scelta non è facile e spetta alla politica tracciare la strada, in un senso o nell’altro.

 
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Prisma torna la prossima settimana, vi aspettiamo!